mercoledì 3 novembre 2010

L1 - Concetti introduttivi

INTRODUZIONE

   




La storia della lingua giapponese è strettamente legata al suo impatto con la scrittura e la lingua cinese, oltre che all'incontro con altre lingue straniere asiatiche ed europee, e al lungo processo di adattamento dalla cultura cinese, che gli intellettuali giapponesi hanno intrapreso nelle varie epoche, per inserirla nelle  esigenze sociali e culturali giapponesi .

Di tutte le influenze che contribuirono a modificare la lingua giapponese nel tempo, è assolutamente da rimarcare l'incontro con la lingua cinese, sia sotto forma di scrittura ideografica, sia della lingua in senso stretto; questo influsso ha esercitato un condizionamento profondo e soprattutto costante in tutti i settori della realtà sociale, culturale e religiosa.


L’influsso costante della Cina nei secoli, favorì la creazione in Giappone di tradizioni culturali diverse che si muovevano entro i due estremi rappresentati, da una parte dalla tradizione cinese pura e dall’altra dalla tradizione autoctona. Queste due tradizioni e quelle che da esse via via si svilupparono, si accumularono l’una accanto all’altra senza soppiantare mai del tutto quelle precedenti creando un curioso fenomeno di sopravvivenza di elementi culturali arcaici accanto a quelli man mano più moderni. Peraltro tale fenomeno perdura anche nel Giappone contemporaneo. Quindi nei fenomeni artistici nipponici, permangono forme tradizionali accanto a quelle moderne, ma lo stesso si può dire in altri campi, come quello della religione, e altri ancora.
 
Anche la lingua nel suo lungo percorso attraverso i secoli è rimasta segnata da questo tipo di processo: i contatti intensi e profondi con la lingua cinese prima, e con le lingue europee più tardi hanno contribuito ad arricchire la lingua giapponese che oggi mantiene riconoscibili in modo assolutamente peculiare questi strati sovrapposti.
La lingua giapponese, quindi ha subito un processo di mescolamento così profondo, che oggi essa non può dirsi né pura giapponese, né cinese, ma mista. Ciò avviene sia a livello lessicale (con i cosiddetti linguaggi kango – ossia di origine cinese e wago di origine arcaica giapponese), grafico (kanji e kana), sia a livello grammaticale che sintattico (forme giapponesi  e forme cinesi).










 I caratteri cinesi hanno subito una profonda trasformazione nella lettura da quella originale cinese  (lettura in stile giapponese detta Kunyomi) e furono integrati nella lingua e nel tessuto socio-culturale giapponese come in nessun’altra lingua asiatica è avvenuo. A causa di ciò il Giappone è probabilmente l’unico paese asiatico oltre alla Cina che manterrà i caratteri ideografici. La lingua stessa ha subito un processo di ibridazione profondo a tutti i livelli, così che oggi essa non può dirsi nè pura giapponese, nè cinese, ma mista. Ciò avviene a livello lessicale (kango e wago), grafico (kanji e kana), a livello grammaticale e sintattico (forme giapponesi e forme cinesi).


Si ritiene che l’introduzione della scrittura ideografica in Giappone sia avvenuta nel corso del V secolo d.C. La tradizione vuole che fosse uno studioso coreano di nome Wani a portare in Giappone la conoscenza degli ideogrammi. Certamente i secoli V e VI d.C. furono un periodo di intensi scambi tra il Giappone e il continente, e molti elementi della cultura cinese furono importati nell’arcipelago. È quindi probabile che anche la scrittura fosse uno di questi elementi introdotti attraverso la mediazione dell’arcipelago coreano che faceva da tramite tra il continente e le isole giapponesi. Infatti, le più antiche scritture giapponesi su spade e specchi risalgono al periodo indicato sopra, mentre le più antiche opere di carattere storico scritte in Giappone risalgono all’VIII secolo, e precisamente al 712 il Kojiki 古事記 (Memorie degli Antichi Eventi) e al 720 il Nihongi 日本紀 o Nihon shoki 日本書紀 (Annali del Giappone).
Essi sono testimoni dell’epoca piuttosto tardiva di adozione di un sistema di scrittura in Giappone. Le influenze linguistiche successive furono essenzialmente di origine cinese, fino al XVI secolo, quando commercianti inglesi e soprattutto portoghesi, portarono in Giappone armi da fuoco, cristianesimo e alcune influenze linguistiche. Seguì presto però la completa chiusura del Giappone verso l’esterno. Dopo secoli di isolazionismo adottato nel periodo Edo (1639 – 1854), con lo shogunato dei Tokugawa, il successivo periodo Meiji dal 1868 al 1900 porta invece all’apertura verso l’occidente.
Lo Hyōjungo 標準語 è la lingua ufficiale, mutuata dal distretto di Tōkyō.


Periodi storici della lingua giapponese


Vi sono varie modalità di periodizzazione della storia della lingua giapponese. Tra le  più comuni vi sono:

 
·         Periodo Arcaico (jodai nihongo): fino al periodo di Nara compreso.

·         Periodo Antico (kodai/koten nihongo): periodo Heian (400 anni)

·         Periodo Medievale (chusei nihongo): Periodo Kamakura, Muromachi   (ca.500 anni)
 
·         Periodo Moderno (kindai nihongo): Edo (ca. 300 anni)

·         Periodo Contemporaneo (gendai nihongo): Meiji, Taisho, Showa, Heisei (ca. 146 anni).

oppure:

·         Fino al periodo Nara ( fino al 710)

·         Periodo Nara (710-794)

·         Periodo Heian (794 - 1185)

·         Periodo Kamakura (1192 - 1333)

·         Periodo Muromachi (1333 - 1603)

·         Periodo Edo (1603 - 1867)

·         Dal periodo Meiji (1868 -)

 

LINGUAGGIO ONORIFICO (KEIGO):

Il Giapponese possiede un sistema di forme di espressione onorifiche basate su una divisione a livelli: per distinzione a livelli s’intende proprio il livello sociale dei parlanti. Per noi abituati ad un semplice “lei” è drammaticamente difficile entrare nel complesso mondo del Keigo, ossia il linguaggio onorifico: cambiano scelte dei verbi e costruzioni a seconda se la persona con cui parliamo sia un amico o parente, oppure se sia “inferiore” o “superiore” a noi nella scala gerarchica.  

A. Forma Piana (Futsū kei -普通形): amichevole o familiare (Es. Iku 

B. Forma Cortese (Teineigo -丁寧語): equivale a dare del “lei” (Es. Ikimasu 

C. Forma onorifica di umiltà (Sonkeigo -尊敬語): esalta i superiori umiliando il parlante (Es. Mairimasu)

D. Forma onorifica (Kenjōgo -謙譲語): esalta il prossimo (Es. Irasshaimasu).
Il verbo non cambia nel significato, ma cambia solo nella forma di cortesia. Il Keigo è tutt'altro che semplice da usare, non tanto per quanto riguarda l'apprendimento delle regole grammaticali che lo contraddistinguono, quanto per le regole sociali che lo rendono piuttosto lontano dal nostro modo di pensare. Un maggiore approfondimento lo trovate alla lezione 96.
 

  CONCETTI BASE:

Le caratteristiche principali della grammatica giapponese sono, per brevità essenzialmente queste:
- ci solo 4 tempi dei verbi (+ vari tipi di costruzioni verbali), 
- non c’è genere, 
- non c’è numero, 
- non ci sono articoli, 
- non ci sono pronomi relativi.
In compenso ci sono 3 sistemi di scrittura, la cui mescolanza dà origine al cosiddetto Kanji Kana Majiri 漢字仮名交じり, ossia mescolanza di caratteri ideografici e sillabici. I kanji sono i caratteri di origine cinese, mentre i kana sono i caratteri sillabici sviluppati nei secoli dai giapponesi semplificando graficamente i kanji. Analizziamo un po' più nel dettaglio i sistemi di scrittura.
Hiragana: alfabeto sillabico usato principalmente in questi 3 ambiti:

1.  in grammatica e sintassi sono usati per indicare le posposizioni, le desinenze di verbi e aggettivi: si trovano isolati o attaccati ai kanji.
2. per indicare la pronuncia dei kanji i kana a volte vengo scritti in piccolo sopra i kanji stessi. In questo caso assumono il nome di furigana. Facilitano la lettura e sono usati soprattutto nei testi per ragazzi.
3. vengono usati convenzionalmente per indicare la lettura Kunyomi dei kanji.


  

  Katakana: Questo alfabeto sillabico, a partire dalle riforme del perisodo post-bellico ad indicar i termini di origine straniera. Inoltre è usato convenzionalmente per indicare la lettura onyomi dei kanji, nei manga anche per i termini onomatopeici, e per enfatizzare i termini (come scrivere in lettere maiuscole per noi).

 
 

È facile notare la grande povertà di suoni nel Giapponese, ed infatti mancano completamente le sillabe con la “v” e molte con la “f”. Per migliorare la resa di suoni in parole straniere, recentemente sono stati estese le sillabe del katakana, venendo incontro alle esigenze più internazionali con cui si è confrontato il Giappone negli ultimi 40 anni. Segue la lista con alcuni suoni estesi, ma per una lista più completa confronta wikipedia :




Esercizi scrittura Hiragana. Download qui

Esercizi scrittura Katakana. Download qui


KanjiIdeogrammi di origine cinese, importati nel corso dei secoli e adattati alla lingua giapponese (molto faticosamente). Salvo rarissime eccezioni, hanno diverse letture, sia di origine cinese (Onyomi) , che giapponese (Kunyomi),  in questo caso sono retaggio dell'antico "wago" la lingua originaria dell'arcipelago.

 
I kana (hiragana e katakana) sono sillabici. Quindi, a differenza dell'italiano, un singolo simbolo grafico corrisponde alle sillabe esistenti nel sistema fonetico nipponico, peraltro molto scarso includendo comunque i suoni delle vocali a, i, u, e, o (che hanno un suono analogo a quello italiano, eccetto per la u, pronunciata più chiusa) e il suono n ().

Una parola giapponese può, pertanto essere scritta in vari modi:
1. solo in ideogrammi;
2. solo in kana;
3. in ideogrammi e in hiragana;
4. in traslitterazione in alfabeto latino (detto romaji).

ORDINE DI SCRITTURA:

I kana (come anche i kanji) vanno scritti seguendo un ben preciso ordine di tratti, cioè disegnandoli è necessario seguire non solo una ben precisa direzione, ma anche anche un preciso ordine temporale: alcuni tratti devono essere scritti prima di altri. Sia per i kana, che soprattutto per i kanji, un occhio allenato può individuare facilmente se i caratteri sono stati scritti nell'ordine corretto! Segue tabella esemplificativa.




Da notare che quando si scrive in giapponese non si mettono gli spazi fra le parole. Il senso di scrittura e’ da sinistra a destra, quando si scrive in orizzontale. Da destra a sinistra quando si scrive in verticale.

RIPETIZIONE DI KANA E KANJI


Quando la sillaba di una parola viene ripetuta, è possibile, invece di scrivere due volte lo stesso kana, usare un segno particolare che indica, appunto , che la sillaba va pronunciata due volte. In hiragana il simbolo è mentre per il katakana abbiamo . Con questo sistema è possibile ripetere anche i suoni espressi con dakuten, infatti esiste il simbolo apposito:, presente ad esempio nel nome originale della azienda giapponese ISUZU: いすゞ(e non いすず). Tale notazione non è molto diffusa.

Molto più comune, invece, è quella legata ai kanji ; nella ripetizione dei kanji non viene ripetuto, ovviamente, solo una sillaba, ma tutto il suono del kanji. In questo caso il simbolo è  e si chiama dōnojiten  同の字点. Viene anche informalmente chiamato noma のま perché assomigliano ai katakana no () e ma ().  Alcuni esempi:  佐々木 (Sasaki, un cognome), 代々木 (Yoyogi, un quartiere di Tokyo), 人々(hitobito, gente), 我々 (wareware, noi). 時々(tokidoki, qualche volta).


Ho deciso che in questo blog non tratterò compiutamente lo studio dei kana presi singolarmente, rimandando alle risorse in rete che offrono schemi, test e giochi per allenarsi. Credo che (anche in Italiano) ci siano abbondanti risorse su questo tema. Da parte mia ritengo un po' troppo oneroso utilizzare una decina di lezioni solo per arrivare a finire i kana. Questo è un argomento sicuramente importante (i katakana spuntano su molte insegne e quando meno te lo aspetti, spesso ti fregano...), ma ho avuto modo di constatare altri volenterosi che iniziavano con impegno a postare delle lezioni, e dopo essere faticosamente arrivati a finire i kana, il lavoro tendeva ad arenarsi. Anche alcuni altri argomenti sono trattati in modo relativamente spedito, per le ragioni di cui sopra. Come potete vedere, io sono arrivato postare una gran parte della grammatica di base e di livello medio basso (jlptn5 e jlptn4). Ora sto procedendo a postare un livello "upper intermediate" con riferimento al JLPTN3. Preferisco quindi sorvolare sui singoli kana e su qualche altro dettaglio, ma ovviamente sono disponibile a rispondere a qualunque domanda. Nel mio piccolo proverò a rispondere, e dove non arriverò personalmente, provvederò a coinvolgere il mio sensei italiano, la mia sensei Giapponese , e gli amici Giapponesi che ho sparsi nell'arcipelago.

REGOLE DI PRONUNCIA

 
La pronuncia del Giapponese è relativamente semplice, specialmente per gli italiani, in quanto le sillabe sono ben scandite e non nascondono suoni per noi difficili da pronunciare. Seguono alcune regole generali:


CH si pronuncia  come la C di Cena, il suono CHI si legge come l’italiano CI
SH si pronuncia  come la SC di Scienza, il suono SHI si legge come l’italiano SCI
G si pronuncia  dura come la G di Gamba
J si pronuncia  come la G dolce di Genova, attenzione a non confonderla con il suono francese tipo jour.
S si pronuncia  sorda come la S di Salire
H si pronuncia  aspirata, si deve sentire, anche se non forte come lo spagnolo.
Y è un suono consonantico e si pronuncia come la I di Ieri
W è un suono semiconsonantico e si pronuncia come una U molto rapida
OU=Ō= O lunga
UU=Ū= U lunga
OH=Ō= O lunga
EE=Ē= E lunga (Es. Onēsan).
EI= Può essere pronunciata sia EI che EE (Es. Sensei o sensee)
Z= Si pronuncia come la nostra “S dolce”. Invece si pronuncia come la nostra “Z” solo se ad inizio parola o dopo la N (Es. Dragonzakura).
U e I= In genere cadono se comprese o semplicemente precedute da TDKCHS. 


La pronuncia del Giapponese per un Italiano non è assolutamente al di fuori della nostra portata! Molto più facile del francese, e anni luce più semplice del cinese (con le sue differenze tonali pazzesche - per le nostre orecchie italiche). Anzi, il Giapponese tipicamente è poverissimo di suoni. Da ricordare la "U" un po' chiusa e breve, e la "R", un suono intermedio tra la nostra "L" e la "R" vera e propria. Forse la "R" è il suono più distintivo e atipico, per noi, ma non è poi così difficile da imitare.


Questo simpatico video aiuta a capire che alla fine il Giapponese può essere pronunciato con successo da un Italiano... chiaro che leggerlo è tutt'altra cosa.
Come si può notare il Giapponese è molto scandito, le sillabe non sono troncate nè modificate nel finale. Una canzone d'esempio in cui si possono agevolmente collegare i kana con la pronuncia della cantante.





In quest'altra canzone, questa volta degli "Ikimono Gakari", si sente la bravissima Kiyoe Yoshioka pronunciare molto chiaramente le parole. Da notare nei secondi iniziali la
pronuncia della "R", in particolare nella parola "sakura"
intorno ai 00:36....



 
Diciamo che la pronuncia della R in Giapponese è comunque ambigua, più che altro per una questione di percezione, da parte loro, di suoni che solo noi distinguiamo molto bene. Loro non hanno la L e la loro R è un vago mix dei due suoni, quindi, per loro, le due lettere si equivalgono, e anche dopo anni di studio di italiano, magari scriveranno "parazzi" invece di "palazzi"

Comunque, soprattutto all'inizio, la R pronunciata all'italiana andrà benissimo. I Giapponesi stessi usano questa pronuncia, ogni tanto. Noi e gli Spagnoli abbiamo la fortuna di avere una r accettabile alle orecchie di un Giapponese, rispetto alla pronuncia anglosassone, che invece è disastrosa da questo punto di vista. In questo video si consiglia comunque di non usare mai la L al posto della R, mai; piuttosto, come si dice qui, una R in stile spagnolo/italiano. Intorno ai 3:09 c'è la pronuncia corretta.








Ricapitolando, sconsiglio di prestare nei primi tempi troppa attenzione alla questione R; mi sono dilungato su questo argomento perché è probabilmente l’unico punto un po’ difficile riguardo la pronuncia nipponica. Spesso in rete si troverà molto materiale su questo argomento, ma soprattutto di provenienza anglofona, perché per loro riuscire ad imitare il suono della R giapponese è a dir poco traumatico. Nel video qui sotto si puntualizzano alcuni aspetti. Per noi alla fin fine è sufficiente cercare di pronunciare una nostra R mettendo la lingua un po’ più indietro, e fare pratica.



Comunque coraggio: come dice l'amministratore di Tofugu all'inizio del video qui sopra, il 90% delle persone che studiano Giapponese hanno problemi con il suono dell R. Il 10% che non hanno problemi sono di lingua Spagnola. O Italiana, aggiungo io, che fa lo stesso... (^▽^)

Per quanto riguarda le consonanti, basta dire che il Giapponese è povero di suoni, sia sillabici che consonantici, e quindi non costituisce un problema per noi. Da ricordare però che ci sono consonanti doppie, marcate in hiragana con uno piccolo prima della consonante da raddoppiare, da pronunciare con un raddoppio in stile italiano. Ad esempio notare la differenza tra:
さか,= saka, pendio, collina e
さっか,作家= sakka, scrittore.

STRUTTURA DELLA FRASE:

Il Giapponese è una lingua cosiddetta agglutinante: ad una radice fissa si aggiunge alla fine un suffisso che ne indica la coniugazione o la declinazione, oppure un prefisso all’inizio (esempio i prefissi onorifici). Ogni particella quindi indica il tempo e il modo, e questo vale per verbi, aggettivi e sostantivi. Ricordo che il giapponese non ha genere e numero, ma i tempi valgono anche per gli aggettivi, che vengono coniugati come i verbi.

Ad esempio con un verbo come食べる (taberu) mangiare, avremo:
食べます
mangio
食べない non mangio

食べました
ho mangiato


La struttura della frase, in giapponese, segue lo schema cosiddetto SOV (Soggetto - Oggetto - Verbo) e si costruisce indicando prima il soggetto (che però spesso può essere sottinteso, come in Italiano, e a differenza dell’Inglese) i complementi, finendo col verbo, a differenza dell’Italiano che invece segue lo schema SVO (soggetto - verbo - oggetto). 



Quindi dove in italiano metteremo:

Il bambino mangia la mela (SVO).

In Giapponese sarà:

Kodomo wa ringo wo taberu= こどもはりんごを食べる=

il bambino la mela mangia (SOV)

SOGGETTO + COMPLEMENTO OGGETTO + POSPOSIZIONE + VERBO.



Da notare che la posposizione (che vedremo in seguito), ossia la particella che indica il complemento, viene posizionata dopo il sostantivo a cui si riferisce.


In Giapponese esiste una particolare figura sintattica denominata “tema della frase”, che indica qual è l’argomento a cui ci si riferisce nella frase stessa. Tale tema può coincidere col soggetto, ma questo non accade sempre. Il tema della frase viene identificato con la posposizione Ha , mentre il soggetto con la posposizione Ga . La differenza nell’uso di ga e wa è sottile e complessa e verrà trattata più avanti.

La struttura della frase quindi prevede in genere all’inizio, il tema (marcato dalla posposizione wa ), alla fine il verbo, ed in mezzo tutti gli altri componenti della frase, senza necessariamente una posizione fissa. Tali elementi, più vicini si trovano al verbo, maggiore enfasi hanno. Da notare che dopo il verbo ci possono essere alcune particelle che hanno significato di dare enfasi alla frase, o renderla interrogativa (ad es. il ka ).

TEMA + SOGGETTO + COMPLEMENTO OGGETTO + POSPOSIZIONE + VERBO + PARTICELLA FINALE





TABELLA DEL SI/NO
 
Segue una tabella che esemplifica alcuni dei modi per dire sì o no in Giapponese. Come molti altri aspetti della lingua (e della cultura) Giapponese i modi di affermare o negare si strutturano su livelli diversi di cortesia. Nella tabella sono indicati dalla forma più onorifica verso la più rude. Da notare che raramente un giapponese risponde con un semplice e diretto si o no, ma con costruzioni più complesse, soprattutto per via della differenza culturale con cui ci si rapporta anche nel normale dialogo fra persone. In realtà, quello che potrebbe sembrare un tema semplice - negare o affermare-, per questioni essenzialmente culturali, non è affatto di facile approccio. Raramente avrete un "no" o un "si" secco, e molto spesso potrebbero avere il significato opposto a quanto appare. Nelle future lezioni, il tema sarà via via approfondito:
  


SI
NO
HAI
はい
IIE
いいえ
HA
はあ
IE
いえ
Ē
ええ
IYA
いや
UN
うん
ŪN
ううん












12 commenti:

  1. grandissimo è proprio un bel lavoro e spero di andare avanti a imparare ;)

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  2. Sono contento che sia utile. Sono qui x qualsiasi domanda o dubbio. Se c'è una cosa che ho certezza è che studiando giapponese i dubbi sono costanti. (Io di dubbi ne ho a dismisura, se ne potrebbe riempire un'enciclopedia, ma me li faccio chiarire da altre fonti...)

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  3. Grande Alberto.
    Sto già seguendo un altro corso di giapponense ma ora credo proprio che seguirò pure questo che mi sembra veramente fatto bene (ottime anche le scelte musicali:)).
    Ho già imparato una cosa in più: come si/no io conoscevo solo hai/iie, non sapevo che ci fossero altri modi per dire si/no
    Roberto

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  4. Ciao Roberto, benvenuto. Sì, come avrai modo di sperimentare, il giapponese insegnato sui libri è spesso molto diverso dal quello realmente usato nella vita quotidiana dai giapponesi.I modi per dire sì / no sono davvero tanti, spesso dipendono dal contesto e raramente vengono usati hai/iie, perchè troppo diretti. Per assentire, nel linguaggio colloquiale si usano spessissimo "un", "eee" e svariati "sō desu" "ne" ecc... Per negare, molto spesso si usano giri di parole; su quest'ultimo argomento, la prossima settimana pubblicherò un nuovo post. In questo video (http://youtu.be/OkqBtVv29C0) il pubblico dice in continuazione: ee, un, suoni vari, per convenire con la presentatrice (scusa il video un po' frufru, ma per lo studio full immersion del giapponese vale tutto, anche le televendite ^_^#). Ciao e a presto!

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  5. U e I= In genere cadono se comprese o semplicemente precedute da TDKCHS.




    Io non ho capito questa cosa...cosa vuol dire cadono? e quando cadono?

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    1. Intendo che nella pronuncia queste due vocali vengono o del tutto non pronunciate o molto compresse. ES: sUkoshi diventa skoshi, hItori= la i dopo l'acca è quasi scomparsa a favore di un suono aspirato dell'acca stessa. Capita molto con la U, meno con la I. Sapere quando e come vengono pronunciate in questo modo, purtroppo fa parte solo dell'esperienza.

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    2. ok grazie mille....scusami per il disturbo ma potresti un attimo spiegarmi meglio wa e ga...so che sono nella lezione due ma intanto che sono gia qui XD.....il wa lo ho capito abbastanza bene ....il ga quasi per niente....a cosa serve va solo imparato a memoria....ma cosa vuol dire....riscontro in italiano?

      ah e scusa una altra domanda.....washito wa andrea che credo voglia dire io sono andrea....il verbo essere dove
      è?....viene rappresentato dal wa? oppure è sottointeso?

      arigatou 1000!!!!!! XD

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    3. Un altro punto che va sottolineato nelle differenze tra は e が, e che aiuta a scegliere uno o l’altro, è questo:

      は indica un’informazione o un soggetto “vecchio” che si conosce già.
      が Indica un'informazione o un soggetto “nuovo” che si introduce per la prima volta.

      Es.
      A-san: ああ、あそこに黒い猫がいます= aa, asoko ni, kuroi neko ga imasu = Ehi, laggiù c’è un gatto nero.
      B-san: ええ、その猫は中田さんの猫です=ee, sono neko wa, Nakata-san no neko desu = eh, quello è il gatto del Sig Nakata.

      Quindi nell’esempio il signor A indica al signor B un gatto nero, glielo fa notare per la prima volta. Il signor B invece, nella sua parte del dialogo, prosegue parlando appunto del gatto, che è già entrato a far parte del discorso. La traduzione corretta sarebbe: “Per quanto riguarda quel gatto, è il gatto del Sig. Nakata.”
      Noi probabilmente useremmo il "tema" della frase solo se il nostro interlocutore avesse parlato di molti argomenti, e noi vorremmo chiarire a cosa stiamo rispondendo, su quel tema stiamo intervenendo. I nostri amici nipponici lo usano invece continuamente.

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  6. Ciao Andrea, purtroppo con il wa e il ga hai puntato il dito su due concetti niente affatto semplici, il cui uso fluente non è così banale da raggiungere. Ti assicuro che sono stati scritti interi libri dedicati a questo argomento. Ovviamente qui si cerca di semplificare, e io non ho le conoscenze per fare un piccolo trattato in materia. Parlando in generale le posposizioni sono particelle grammaticali che svolgono una funzione simile alle nostre preposizioni, e hanno una funzione simile, soprattutto quando servono a introdurre i complementi. Il caso di wa e ga è difficile soprattutto per due motivi: non hanno una corrispondenza diretta con preposizioni italiane, e vengono spesso confuse tra loro. Wa e ga hanno molti usi e significati, ma adesso analizziamoli in rapporto fra loro. Ci sono diverse sfaccettature , legate al tema, al soggetto, ad informazioni “vecchie” o “nuove” al contrasto che differenziano del sue posposizioni, per adesso guardiamo la principale: tema – soggetto.
    は: indica il “tema” della frase. Questo benedetto “tema” è tipico delle lingue asiatiche, meno di quelle indoeuropee, e può essere reso in italiano con un giro di parole; “per quanto riguarda”, “in riferimento a” “parlando di”. Noi usiamo introdurre i discorsi in questo modo soprattutto in un ambito formale, i giapponesi invece fanno largo uso del tema nella costruzione delle frasi.
    Es. Kono ke-ki wa, otto no tame ni tsukurimashita=この ケーキ は夫 の ため に 作りました= lett. “Per quanto riguarda questa torta, l’ho preparata per mio marito. Una traduzione più naturale, visto che non usiamo il tema per introdurre il discorso potrebbe essere: “Questa torta l’ho preparata per mio marito. O Ho preparato questa torta per mio marito”.
    が: indica il soggetto. Senza se e senza ma.
    Es. Watashi ga otto no tame ni kono ke-ki wo tsukurimashita=私が夫 の ため にこの ケーキを作りました= Io ho preparato questa torta per mio marito”.
    Il tema può essere riferito ad un intero discorso, o paragrafo. Avremo un wa e molti ga. Uno per ogni soggetto. Es. Tōkyō wa ookii machi desu. Takusan no hito ga imasu. Gaijin ga sukina machi desu= 東京は大きい町です。たくさんの人がいます。外人が好きな町です= Per quanto riguarda Tokyo, è una grande città. Ci sono molte persone. È una città che gli stranieri amano.
    Wa non indica mai il soggetto, anche se nella traduzione può sembrare così, solo perch il vero soggetto è sottinteso. Possiamo tradurre “Tōkyō wa ookii machi desu” con “Tokyo è una grande città”. Ma questa è una semplificazione. La vera frase sarebbe: “Per quanto riguarda Tokyo, essa è una grande città”. Il soggetto rappresentato dal pronome, viene semplicemente sottinteso.
    Tieni anche conto che normalmente nelle frasi reali pronunciate dai giapponesi veri, e non dal linguaggio irreale insegnato sui libri di testo, non si insite troppo con “watashi wa, anata wa” ecc. Si tratta di traduzioni troppo letterali. I giapponesi usano poco i pronomi personali, e sottintendono tutto quello che è possibile. Anche troppo alle volte. Spesso usano “pronome + wa” più che altro per marcare il contrasto, per definire esattamente di chi si sta parlando. Es: Watashi ha yomimasen. Jon ha yomimasu. IO non leggo; John legge. Sto marcando che non sono io, ma proprio John a leggere.

    washito wa andrea Sarebbe Watashi wa Andrea desu=私はアンドレアです= Letteralmente: “Per quanto riguarda me, io sono Andrea” ma lo si rende semplicemente con “io sono Andrea”, il verbo essere è il desu. Potresti dire anche Watashi wa Andrea to mōshimasu= 私はアンドレアと申します= Letteralmente: “Per quanto riguarda me, io mi chiamo Andrea” ma lo si rende semplicemente con “io mi chiamo Andrea”.

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  7. ok grazie 1000 dei chiarimenti su ga e wa....sei stato molto utile!

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  8. ciao. non mi apre i donwload per gli esercizi Hiragana e Katakana, come dovrei fare? Perchè ho pensato che se il blog è così fatto bene anche gli esercizi...ne ho trovati altri buoni solo che vorrei vedere gli esercizi tuoi...attendo una risposta arigatou

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    1. Ciao Mary, grazie per il commento. Provvedo asap!

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